Dino Pedriali -
L'arte è togliere. Raggiungere l'essenza
delle cose, metter a nudo l'anima, spogliare. Dino Pedriali è celebre
per il Nudo a cui ha saputo conferire la dimensione spazio-tempo basata
su un rapporto di messa in scena tra chi fotografa e chi è fotografato.
Il Nudo diventa palcoscenico, corpo dell´Anima, le forme - quasi astratte,
trasparenti - sono scolpite dai chiaroscuri della sofferenza e della
bellezza. Pedriali ha reso il Nudo scultoreo, astratto senza togliergli
la linfa, la pulsione, la vita. Al tempo stesso Dino Pedriali si è dedicato
a ciò che vita non è più e morte non è ancora: la Natura Morta, still
life che è vita immobile, raggelata, "essenzializzata" . Se la luce
era complice nel chiaroscuro del rapporto fotografo -modello nella Natura
Morta essa diventa indiscussa protagonista. Essa smaterializza l´oggetto
irradiandolo. Nelle Natura morte di Pedriali tutto ciò che è natura,
terra madre - frutti, piante, fiori, animali - "muore" per risorgere
come Forma Pura. Pedriali spoglia la materia, la scarna, la colpisce
con raggi di luce per rendere visibile l´invisibile. In queste immagini
di Pedriali si avverte un´ insolita quiete, come calata dopo una terribile
tempesta e violenti scontri. E´ come se l´artista avesse fatto a pugni
con la materia per liberarsi da essa, per piegarla alla sua volontà.
E se il frutto si arrende facilmente il cavallo pone resistenza ma alla
fine anche esso si trasforma in luce pura e in raggiante purezza. La
luce crea ed esalta il bianco e il nero nelle composizioni di Pedriali,
ma più che cercare l'esasperazione del contrasto lo supera portando
l'oggetto in una sfera dove tutto è luce, dove tutto è vita. E´ stato
Man Ray a introdurre Pedriali alla fotografia e a sottolineare - se
ve n'era ancora bisogno - il ruolo centrale della luce che diventa per
Pedriali fattore decisivo. Luce che nei Nudi colpisce e scolpisce il
Corpo, mentre nelle Natura Morte li irradia. Nel panorama delle sperimentazioni
individuali del secolo scorso - e tanto più nella scena odierna dove
più che a grandi espressioni individualistiche sembra assistere a una
grande omologazione - a Pedriali spetta il ruolo del "Purista" - se
per questo si vuole intendere chi nella materia - anche putrefatta e
corrotta - vede l'atto della creazione. Pedriali non usa fiori e brocche
come simbolo o veicolo di un sentimento ma come espressione di un'essenza
pura, sentita prima con dirompente violenza per essere poi calmata,
racchiusa in un oggetto apparentemente banale. C'è nella teatralità
(delle nature morte) di Pedriali di fatto un senso di fragilità che
si trasforma in saggezza, consapevolezza del senso di transitorietà
e fugacità della vita. La stessa saggezza traspare da un altro lavoro
con cui Dino Pedriali ha voluto rendere omaggio alla sua amica, la grande
artista Carol Rama. Le 38 fotografie di quel lavoro (che per volontà
dei legali di Carol Rama resterà per ora chiuso nell'archivio di Pedriali)
sono nature morte animate dal gesto violento e vitale di Carol Rama,
i chiaroscuri in quelle immagini esprimono la lotta tra materia e spirito,
tra oggetto e creazione, tra vita e morte per dimostrare alla fine la
nudità, l'essenza e la caducità delle cose e della vita, resa sublime
dall'atto della creazione, dalla immaginazione che rende visibile l'Invisibile
senza alcun limite. Nulla poteva sostituire meglio il lavoro dedicato
a Carol Rama che le Nature Morte di Dino Pedriali che sono un omaggio
alla vita e all'arte. In un´intervista a Manuela De Leonardis Pedali
dice a proposito della Natura Morta: Cosa accomuna la natura morta al
nudo? La natura morta non é altro che il momento della carezza che si
fa alla persona amata quando sta nel letto, ovvero la nudità totale.
Non una carezza avvolta da nevrosi, tensione o da elementi di contrasto,
ma da un senso morbido di dolcezza. E' un momento di rilassamento. Studio
la luce, ad esempio ancora non sono riuscito a trovare la giusta vibrazione
di un chicco di melograno. Scelgo il soggetto -un albero piuttosto che
un cavolfiore o una torta, una tazzina... -a seconda del mio stato d'animo.
Non c'é alcuna differenza nel pormi di fronte al nudo e alla natura
morta. Per prima cosa devo spogliare la natura morta, poi con molta
pazienza studio la reazione dell'oggetto alla luce. Attraverso la luce
emetto una mia vibrazione personale. La stessa cosa che faccio con un
corpo la faccio con una natura morta, anche se fotografare una tazzina
per me é più difficile. In mostra: 12 fotografie b/n formato 70 x 70
, con passepartout e cornice 80 x 80, anni: 2001 - 2004 Inoltre saranno
esposti alcuni lavoro storici, ritratti di Andy Warhol, Nurejev, Pasolini
e Nudi, tra cui ""Edoardo" (2001), "Fulvio" (2000), Nike (2002) e altri.
La mostra sarà accompagnata da un testo di Claudio Strinati, Sovrintendente
del Polo Museale di Roma.
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