Marilù Eustachio - "Immagini Sorprese - nature morte e paesaggi"
Immagini
sorprese - il mondo meraviglioso di Marilù Eustachio Fiori scintillanti,
oggetti curiosi, paesaggi incantati: Il mondo di Marilù Eustachio è
un mondo fatto di luce e di colore. Minuziosi dettagli catturati in
un'atmosfera rarefatta e poetica, nostalgica e gioiosa, sognata e vissuta.
Sono immagini composte, rigorose, essenziali. Non vi è elemento superfluo.
Il chiaroscuro, la luce radente e la penombra, conferiscono ai fiori,
agli oggetti cristallini, ai piccolo pupazzi di legno, spessore e tensione
poetica. L'angolazione inconsueta e l'esaltazione del colore danno alle
figure, alle forme dai contorni nitidi, un'apparenza diversa, ambigua,
sollevandole in un mondo sospeso, silenzioso, senza forza di gravità.
Fulgore e oscurità non tendono alla drammaticità caravaggesca ma piuttosto
alla poesia dell'Abisso e del Sublime, dell'oblio e del essere, della
vita e del sogno, sopportata da un finissimo sense of humour, da una
leggera nota di ironia. I paesaggi sono come i fiori maestosi delle
nature morte, splendenti con delle silhouette a volte nitide a volte
fragili e mutevoli, ma mai evanescenti. E' un paesaggio reale e al tempo
stesso immaginario, ampio e disteso, punteggiato da forti segni verticali
e orizzontali. E' un mondo fermato per incantamento e che avvolto nel
suo silenzio incanta. Scrive Marina Miraglia: Marilù Eustachio e la
fotografia come pretesto dell'anima L'interesse estetico e formale delle
fotografie che Marilù Eustachio ci propone, sta nello stretto rapporto
di continuità rispetto a tutta la sua produzione artistica, quella pittorica
e grafica, cui saldamente si embricano, contribuendo a definire un saldo
e coerente nucleo poetico di ricerca e di percorso. Non meno dei disegni,
specie nella loro accezione seriale e diaristica dei taccuini - si ricorda
la recente mostra della Galleria d'Arte Moderna di Bologna (marzo/maggio
2005) - la pratica e l'uso della fotografia da sempre hanno infatti
costituito un importante momento di studio e di riferimento, una ricca
e polisemica fucina di idee che non solo si coagulano e si esprimono
direttamente nell'elaborazione di opere di per se stesse compiute, ma
anche, e forse più di frequente, valgono a costituire e a costruire
una raccolta di appunti emozionali rapidi, densi e significanti, pur
nella loro apparente disinvoltura di ripresa spontanea e diretta del
reale. Eustachio non è solo un'attenta e sensibile lettrice di testi
letterari e poetici della migliore letteratura moderna e contemporanea,
ma anche una divoratrice insaziabile di immagini, di testi insigni della
storia dell'arte e di quella attigua della fotografia; ha quindi approfondito
ed arricchito nel tempo quella prerogativa artistica che fonda, come
tratto imprescindibile della creatività, la consapevolezza della divaricazione
profonda che esiste fra la realtà e sua riplasmazione figurale. Questa
consapevolezza si riflette anche nella pratica della fotografia, un
tecnica artistica che il senso comune, con un anacronismo culturale
non più tollerabile, ricollega ancora ad una resa esatta e precisa,
non connotata, del reale, quasi obbligandoci a credere reale tutto ciò
che la fotografia registra. Eustachio, con le proprie fotografie, quasi
condensando in esse il percorso sperimentale ed 'analitico' di numerose
ricerche - dalle avanguardie artistiche ad Ugo Mulas, da Luigi Ghirri
all'uso postmoderno della nostra contemporaneità - spezza con forza,
pur se in maniera inconscia e forse non meditata, l'identificazione
tautologica tra immagine fotografica e suo referente nella misura in
cui l'interpretazione soggettiva ed autoriale che ci viene offerta corrisponde
esattamente, per senso e significato linguistico, a quel mondo poetico
che l'autrice ha costruito in tutta la sua carriera di artista, avvalendosi
di altri media, decisamente manuali. Fra i tratti che, pur nel costante
rispetto dell'autonomia linguistica dei vari media adoperati, più di
altri sono in grado stabilire un ponte espressivo evidente fra fotografia,
pittura e disegno nel processo unitario di ricerca, spiccano soprattutto
l'evanescenza delle forme colore e il complesso intrico dei segni che
frangono la luce in mille sfumature. Nei vari temi trattati - non a
caso ricorrenti anche nella pratica grafica e pittorica - nelle nature
morte, nei fiori, e nei paesaggi, sia in quelli naturali che urbani,
la realtà è osservata e trascesa attraverso varie tipologie di diaframmi
traslucidi e trasparenti: fogli di plastica, persiane, vetri più o meno
spessi che rendono complesso e misterioso l'attraversamento dello sguardo,
specie là dove su quelle cartilagini di luce si depositano i grumi specchianti
di mille gocce d'acqua piovana. Il colore è quasi sempre inventato ed
artificiale, dosato e creato dall'uso dello still life, più spesso modulato
su particolari rifrazioni della luce in determinate ore del giorno o
in particolari stagioni dell'anno. L'infinito graduarsi delle forme,
colte in mille sfaccettature cromatiche, trasparenti, sfumate ed aeree
nel delicato ed aereo fluire della luce, sembrano alludere all'indefinito
possibilismo della nostra contemporaneità e, insieme, ai quesiti che
l'arte di Eustachio si pone e ci pone con un'inquietudine esistenziale
che non si nasconde, anzi si mostra come silente e discreta testimonianza:
"essere la stessa cosa in tutti i modi possibili allo stesso tempo/realizzare
in sé tutta l'umanità di tutti i momenti/in un solo momento diffuso,
profuso, completo e distante" (Pessoa). Marina Miraglia Marilù Eustachio
è nata a Merano, vive e lavora a Roma Ha insegnato per molti anni pittura
negli Istituti di Osservazione per Minorenni Dai primi anni Sessanta
a oggi ha tenuto numerose mostre personali e ha partecipato a diverse
rassegne e mostre collettive in Italia e all'estero. Sul suo lavoro,
tra gli altri, hanno scritto: Domenico Rea, Leonardo Sinisgalli, Lorenzo
Trucchi, Maurizio Fagiolo, Rudolf Arnheim, Paolo Milano, Susan Sontag,
Marisa Volpi, Goffredo Parise, Fabrizio D'Amico, Nadia Fusini, Erri
De Luca, Marina Miraglia, Franco Marcoaldi, Elisabetta Rasy, Alice Ceresa,
Achille Bonito Oliva, Gabriella Caramore, Peter Weiermair In concomitanza
con l'attività di pittrice, da molti anni si dedica alla fotografia
e suoi lavori sono stati pubblicati in diversi giornali e riviste Della
sua attività fotografica ricordiamo Mostra di fotografie, Barchessa
di Villa XXV aprile Mirano - VE, 1990 Mostra di polaroid, Galleria Eralov,
Roma 1991 La casa di vetri, fotografie di 13 autori italiani, La Casa
della Città, Roma, 1991 Nel 1993 è uscito il suo libro di fotografie
Et in Arcadia ego per le edizioni Arunda, Bolzano Mostra di fotografie
Galleria La Nuova Pesa di Roma, 1994 Nel 2004 ha partecipato al festival
internazionale di fotografie di Roma, "La Dura Bellezza", Palazzo della
Calcografia
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