Patrick Mimran - "Vertigine"
Patrick
Mimran, nato a Parigi nel 1956, è un artista pluridisciplinare, versato
nella fotografia, nella musica, nella tecnologia, nella multimedialità,
nelle installazioni. Mimran ha sin dall'inizio della sua carriera dimostrato
un amore profondo per il mezzo fotografico. La fotografia è,
infatti, sempre presente nelle sue esposizioni ed ha un ruolo di assoluta
parità rispetto al mezzo espressivo del video. Per la prima volta
questo ruolo fondamentale viene riconosciuto con una mostra in cui
le fotografie parleranno da sole e con la loro dirompente forza riprenderanno
i temi delle celebri installazioni - Vertigo e Torre di Babele.
Sono
fotografie elaborate una per una al computer e stampate diasec su plexiglas.
Nonostante Mimran non riconosca totalmente alcun Maestro o modello o
scuola, i temi molteplici delle sue opere indicano una certa affinità
paradigmatica con altri artisti. Egli osserva senza batter ciglio e
con la più grande positività tinta di humour i grandi temi dell'umanità
- la morte, la bellezza, la sessualità - attraverso colori vivi,
composizioni provocanti e giochi di parole. Emblematico in tal senso
il lavoro che da titolo alla mostra "Vertigine" Vertigo rappresenta
virtualmente tutti gli aspetti della sessualità umana. Nelle immagini
Mimran utilizza più oggetti (monete, sigari, giochi per bambini) che
persone fisiche. La sua scelta è motivata dalla convinzione che gli
uomini siano gli oggetti della propria pulsione sessuale. Desideri e
oggetti che si lasciano manipolare più facilmente delle persone stesse.
Una manipolazione che permette sempre nuove prospettive. Un mondo
sessuale vertiginoso, scabroso e gioioso, sopportato da un fortissimo
sense of humor, dal gioco della attrazione fatale. Dice Mimran :
"Ho l'impressione che non ci sia nulla di più forte che una vera attrazione
per qualcuno. E' come una vertigine. E' questo il tema dominante di
questa prospettiva sulla sessualità umana. " Bocche attraenti e parlanti
in Babele TV. Le immagini di labbra colorate, fermate nell'attimo
in cui pronunciano parole, si pongono a commento di come la sovrabbondanza
di informazioni superficiali che giungono da una base di mezzi di comunicazione
in continua espansione si sia dimostrata inutile. Babel.TV si basa sul
racconto biblico dell'origine della molteplicità culturale, nel
quale si narra di come Dio abbia abbattuto la torre che il suo popolo
stava costruendo per avvicinarsi a lui e raggiungerlo. Dio fu talmente
irritato dall'arroganza degli uomini che pensavano di poterlo raggiungere
che, non solo distrusse la torre, ma impose anche loro lingue differenti.
Questa allegoria del Vecchio Testamento che affronta il problema delle
divisioni determinate dalle differenze culturali è stata reincarnata
nell'installazione multimediale Babel.TV da cui sono tratte le immagini
fotografiche. Mimran ritiene che l'iperstimolazione dovuta all'avvento
dei mezzi di comunicazione globale di massa abbia determinato un antitetico,
se non ironico, effetto: le persone comunicano sempre meno, proprio
nell'epoca dell'informazione e della comunicazione globale. "Le
persone conoscono meno cose oggi rispetto a cinquanta anni fa, ma pensano
di conoscere ogni cosa" afferma, infatti, Mimran. Sebbene quest'opera
sia stata pensata prima degli accadimenti dell'undici settembre, la
sua connotazione di rottura della capacità di comunicazione globale
echeggia nell'aumentata presa di coscienza dell'America rispetto alla
sua debole prospettiva culturale nel mondo. L'arte di Patrick Mimran
Mimran non si lega ad una sola forma d'espressione. Si sforza senza
sosta di combinare diversi supporti espressivi per favorire la sinestesia
nel suo spettatore e per arricchire la sua esperienza visuale. Egli
crede che la tecnologia, sua grande passione, possa servire all'arte
allo stesso livello in termini di creazione e di comunicazione. Per
Mimran, la spontaneità è primordiale durante la fase creativa, cosa
che lo porta a pensare che " l'art gagne à ce qu'on ne réfléchisse pas
". E' giocando sull'angolo della improvvisazione e della spontaneità
che fa uscire l'arte dal più profondo di se stesso. Ciascuna nuova creazione
è un'esperienza di cui bisogna approfittare. Noi non possiamo mai veramente
prevedere come un'opera sarà percepita prima di apportarvi il tocco
finale. Mimran è convinto che si debba lasciare allo spettatore la cura
di reagire poiché il suo giudizio viene da pari a pari. Lui auspica
di poter stabilire un dialogo tra l'artista e lo spettatore per creare
un substrato comune e propizio per la sua arte: " Credo che lo spettatore
sia altrettanto importante che l'artista, se non di più". L'
accessibilità del suo lavoro è tale che trasporta lo spettatore in un
mondo sensoriale e immaginario dove tutto è possibile. E' un'esperienza
alle volte profondamente intima e totalmente universale. riferimento
dell´artista www.mimran.com
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