L'artista giapponese Yosuke Taki
presenta, in questa sua prima personale a Roma, una complessa riflessione
su quello che T.S.Eliot nei suoi indimenticabili versi de Four Quartets
ha chiamato "Zero summer, - Where is the summer, the unimaginable" -la
stagione originale della genesi universale. Grandi immagini di particolari
provenienti dal mondo vegetale invadono le pareti: foglie di cardo mariano,
di girasole, fiori di cardo dei lanaioli, fiori di loto - secchi, ingialliti
e accartocciati - che sprizzano una inaspettata vitalitą, primordiale.
Sono epifanie. I fiori di Taki hanno qualcosa di provvidenziale nei
loro lineamenti, nelle loro espressioni, qualcosa che nessun uomo potrebbe
mai creare. Una perfezione irraggiungibile. Taki ci fa assistere a questi
momenti epifanici e nel guardare le sue piante sembra anche a noi di
sfiorare la "zero summer", ritrovando aldilą delle immagini visive la
nostra essenza invisibile, il nostro "autoritratto da estate zero".
Taki prosegue il suo cammino e si emerge nel mondo dei piccoli insetti
in " Dreams of dead insects ovvero canti funebri di una piccola bambina
selvatica. Ispirato a un racconto di Laura Biagi, un'artista cantante,
di una bambina che celebrava riti funebri per insetti morti con i suoi
primissimi canti, Yosuke Taki mette inscena il teatro dei gesti rituali
della bambina che costruisce cimiteri tra i cespugli sulle dune lungo
la spiaggia, piccoli anfiteatri dell'eternitą. Le immagini rappresentano
la parte dei sogni degli insetti, ovvero i sogni generati dal canto
della bambina, i suoi richiami ai morti trasformati in visione di un
prato incantato. Un prato magico colorata in cui lo spettatore ancora
una volta scopre la zero summer, la simbiosi del deperire e divenire,
la stagione originale delle genesi, in cui fiammeggiano all'improvviso
colori scintillanti, impossibili da concepire. Le fotografie di Yosuke
Taki sono immagini -sentinelle che ci riportano in memoria visioni che
abbiamo credute cancellate nella nostra mente e che improvvisamente
riemergono quasi con un sussulto, un brivido. E' il momento in cui ci
rincontriamo con la nostra essenza invisibile, il nostro "estate zero".
Yosuke Taki Nasce a Tokyo nel 1962. Si laurea nel 1985 in Letteratura
francese presso l'Universitą di Waseda (Tokyo). Dal 1985 al 1988 frequenta
i corsi del dottorato di ricerca all'Istituto di Studi Teatrali dell'Universitą
di Waseda scrivendo la tesi del master "La storia dei buffoni alla corte
francese dal medioevo al rinascimento" (1987) e un breve saggio "Lettere
di voci" (1987) sulla copiosa corrispondenza tra un arlecchino e Maria
de' Medici. Dal 1985 al 1988 studia il teatro Kyogen, forma tradizionale
di commedia giapponese, con il maestro Kosuke Nomura (attuale Mannojo
Nomura). Dopo un anno di esperienza come aiuto-regista al Yokohama Boat
Theatre, arriva nel 1988 in Italia dove attualmente vive e lavora. Nel
1988 frequenta il corso di costruzione di maschere teatrali presso il
Centro Maschere e Strutture Gestuali di Donato Sartori a Padova, e nel
luglio 1989 collabora per il convegno internazionale sulle maschere
organizzato dallo stesso centro. Dal 1990 al 1993 studia recitazione
a Milano con il maestro Kuniaki Ida. Costruisce le maschere per gli
spettacoli Conversazione sotto la pioggia, messo in scena da Marina
Spreafico (1989, Teatro Arsenale), Isola disabitata di Carlo Goldoni,
messo in scena dall'Associazione Culturale di Creazione Drammatica di
Milano (1991 Milano, Legnano, Le Puy en Velay, ecc.), e Yo Frida Khalo
messo in scena da TICVIN TEATRO (1992 Milano al Teatro dell'Elfo, Teatro
Verdi, ecc.). Attualmente, oltre a lavorare come sempre in campo teatrale,
prosegue la sua ricerca artistica con il video e la fotografia intitolata
"Zero summer - The secret life of plants" . Mostre: o Consolato Generale
Giapponese di Milano (personale, aprile 2002) o L'istituto giapponese
di cultura di Roma (collettiva "Sur-face", febbraio - aprile 2003) o
Premio Michetti a Francavilla al mare, CH (collettiva, luglio - settembre
2003, menzionato) o Galleria Fabbrica Eos di Milano (collettiva, luglio
- settembre 2003) o Societą Umanitaria, Milano, la mostra "Il canto
della terra" con musicista Antonio Testa e altri due fotografi Roberta
Tudisco e Enrico Labriola, dal 14 al 19 dicembre 2004. o Laboratorio
delle arti di Piacenza (personale - ottobre 2005) o Galleria Luxardo
a Roma (personale, novembre 2006 - gennaio 2007) La mostra sarą accompagnata
da un testo di Marco Belpoliti